“So di non essere una categoria.Buckminster Fuller
Non sono una cosa, un sostantivo.
Credo piuttosto di essere un verbo, un processo in evoluzione”
(tramite Rob Brezsny su internazionale.it)
“So di non essere una categoria.Buckminster Fuller
Non sono una cosa, un sostantivo.
Credo piuttosto di essere un verbo, un processo in evoluzione”
Oh! Harpo! [...] Quanto tempo è passato da quando tuo fratello scoprì la pioggia / nel tuo giardino assolato?
Bring me the sunset in a cup -Reckon the morning's flagons upAnd say how many Dew -Tell me how far the morning leaps -Tell me what time the weaver sleepsWho spun the breadths of blue!
Write me how many notes there beIn the new Robin's extasyAmong astonished boughs -How many trips the Tortoise makes -How many cups the Bee partakes,The Debauchee of Dews!
Also, who laid the Rainbow's piers,Also, who leads the docile spheresBy withes of supple blue?Whose fingers string the stalactite -Who counts the wampum of the nightTo see that none is due?
Who built this little Alban HouseAnd shut the windows down so closeMy spirit cannot see?Who'll let me out some gala dayWith implements to fly away,Passing Pomposity?
Ma l'idea degli economisti, secondo cui solo consumando di più, producendo di più, si progredisce [...] è pura follia.
Soffermiamoci a riflettere. Per alimentare la sua continua crescita, il nostro sistema di vita deve creare bisogni prima che prodotti. Ecco perché l'economia è sempre legata al marketing. Il principio fondamentale del marketing è quello di indurre un bisogno, un desiderio, che prima non c'era. [...] È il desiderio, la sete, la brama, questo continuo tendere verso qualcosa che è fuori di noi, ciò che ci rende insoddisfatti e provoca il nostro stato di sofferenza. [...] La pubblicità non fa altro che aumentare e incrementare a dismisura la nostra tendenza a cercare fuori di noi la nostra soddisfazione. Per sua natura, la pubblicità porta tutta l'attenzione sul corpo, ci fa credere che non ci sia nient'altro oltre al corpo.
Terzani spesso si riferiva a "giovani occidentali persi nel grasso della ricchezza e così poveri spiritualmente", come a persone che comprano in maniera maniacale merci e sempre più merci, proprio per compensare quell'insoddisfazione che è insita nel cercare appagamento nel possesso di oggetti esterni.
Ed ecco il motivo per cui, nonostante frequenti il corso di laurea in Scienze Umanistiche per la Comunicazione, il quale offre due grandi sbocchi, pubblicitario e giornalista, non farò probabilmente né l'uno né l'altro. Non farò la giornalista, perché non ne ho la vocazione; e non farò la pubblicitaria, perché nel mio stile di acquisto c'è sempre la domanda imperante e - per molti miei amici - limitatoria: ma mi serve davvero? E non puoi ragionare così e allo stesso tempo essere pagata per creare bisogni inesistenti nelle persone. Senza contare che, in un mio mondo ideale, nessuno possiede di più di ciò che realmente gli serve.